|
pino pardowrote:
Coricato a letto a notte fonda, non riesci a prender sonno. La strada è silenziosa, il vento stormisce di tanto in tanto gli alberi dei giardini. Da qualche parte il latrare di un cane; su qualche strada in lontananza passa una carrozza. L’odi distantamente , riconosci dal rumore che si tratta di una carrozza molleggiata, la segui con la mente, essa svolta l’angolo, accelera all’improvviso e in men che non si dica il moto frettoloso si è dileguato lentamente nella grande quiete. Poi un passante. Cammina veloce, i suoi passi echeggiano in maniera singolare sulla strada deserta. Si arresta, apre una porta, la richiude dietro di sè e di nuovo regna il silenzio assoluto. Una piccola porzione di vita risuona alle mie orecchie ancora una volta e poi un’altra ancora, a intervalli sempre più lunghi, sempre più smorzata, e poi giungono le ore dove ogni cosa è stanca e ogni minimo alito di vento e ogni sottile granello di intonaco che si sgretola dietro la tappezzeria diventono perfettamente udibili e tonanti, risvegliando tutti i sensi. Del sonno neanche l’ombra. Solo la stanchezza copre occhi e pensieri come un velo sottile, senti il sengue risuonarti senza posa nelle orecchie, senti nel capo dolente la vita minuta, bebbrile, avverti nella pressione delle vene in superficie il battito regolare e tuttavia sconvolgente del polso.
A nulla ti giova rigirarti di qua e di là, alzarti e coricarti di nuovo. E’ una di quelle ore in cui non puoi sfuggire in alcun modo a te stesso. Pensieri e fremiti dell’animo come della memoria si impadroniscono di te, e tu non ha nessuno con cui parlare per zittirli come al solito. A colui che vive in terra straniera compaiono dinanzi agli occhi la casa e il gioardino della patria e dell’infanzia, i boschi in cui trascorse i suoi giorni fanciulleschi più sfrenati e indimenticabili, le stanze e le scale che risuonarono dei suoi chiassiosi giochi di bambino. Le immagini dei genitori, distanti, seri e invecchiati, lo sguardo carico d’affetto, di preoccupazione e di leggero rimprovero. Egli allunga la mano e cerca invano una mano destra pronta ad accoglierla, e lo assale un profondo senso di angoscia e di solitudine, mentre a queste immagini si sovrappongono quelle di altre persone; e nello stato d’animo confuso e serio di tali momenti, ci rendono pressochè tutte infelici. Chi mai, in giovane età, non ha fatto mai pensare il prossimo, non ha respinto amore e diprezzato benevolenza, chi non si è mai lasciata sfuggire, per caparbietà e presunzione, una gioia un tempo a portata di man, chi non ha mai mancato di rispetto verso altri o se stesso, o non ha offeso gli amici con una parola sciocca, una promessa non mantenuta, un gesto infame e doloroso? Ora ti stanno davanti senza dire una sola parola e con occhi impassibili ti guardano in maniera inquietante, e tu ti vergogni davanti a loro e davanti a te stesso. Ti sovvieni di quanti notti hai dormito nello stesso letto senza preoccupazione alcuna, tra giorni movimenti, chiassosi e traboccanti di distrazioni, e di quanto impensabilmente lontana nel tempo sia l’ultima volta in cui, al pari di oggi, hai avuto te stesso quale muto e trasparente compagno. Ti eri tuffato a capofitto nelle vita, evevi visto, detto, udito e riso a quei tempi di un’infinità di cose, e ora è come se tutto ciò non fosse mai avvenuto, ti è alieno e ti abbandona, mentre i cieli azzurri della tua infanzia, le immagini a lungo dimenticate dalla tua patria e le voce di persone ormai morte da tanto tempo addietro ti sono incredibilmente vicini e presenti. Il sonno è uno dei doni più preziosi della natura, è un amico e un rifugio, un mago e consolatore, e mi rattrista dal profondo del cuore chiunque conosca il tormento di un’insonnia prolungatam chiunque abbia imparato ad accontentarsi di mezze ore di sonno leggero e febbricitante. Ma non potrai amare nessuna persona di cui sapessi che in vita sua non ha mai conosciuto una notte insonne, a meno che non si trattasse di un figlio della natura con la più candida delle anime. Nella nostra vita concitata e inebriante sono spaventosamente rari i momenti in cui l’anima può diventare cosciente di se stessa, in cui la vita dei sensi e dello spirito arretra e l’anima sosta senza senza veli dinanzi allo specchio della memoria e della coscienza. Può capitare magari mentre si fa l’esperienza di un grande dolore, magari davanti alla bara della nonna, magari infermi a letto, oppure durante i primi momenti in cui ci si ritrova di nuovo a casa a termine di un lungo viaggio solitario, in ogni caso, ciò è accompagnato sempre da disagio e turbamenti. Qui sta il valore di queste notti insonni. Solo in simili frangenti l’anima riesce ad ottenere giustizia senza violenti sconvogimenti esterni, per stupirsi o spaventarsi, per giudicare o per affliggersi. La vita interiore che conduciamo quotidianamente non è mai tanto pura; i sensi vi prendono intensamente parte, l’intelletto mescola con prepotenza ai moti dell’anima la voce del giudizio, il fascino sottile del paragone e quello raffinato e caustico dell’arguzia. L’anima, mezza sonnecchiante, lascia fare, e per metà della vita vive in questo stato di subordinazione e sottomissione per giorni e mesi, finchè non giunge il suo momento e in una notte inquieta passata in bianco si sfila i ceppi, sorprendendoci o atterrandoci con tutta la pienezza indomita della sua vita caparbia. E’ per noi salutare avvederci di tanto in tanto del fatto che la nostra esistenza non è solo forma, e che portiamo in noi un potere che rimane immutato da tutto quanto è la fuori, e che è incorruttibile; che in noi parlano voci su cui non abbiamo alcuna influenza. Chi è sincero e possiede una qualsiasi fede si piega volentiri a tali voci e da momenti simili emerge con uno sguardo più profondo. Vorrei spendere una parola anche in merito all’insonnia in quanto malattia, benchè sia forse superfluo, poichè tutti gli insonni sanni benissimo di che cosa intendo parlare. Costoro, tuttavia, leggeranno forse con piacere alcune righe che danno espressione a qualcosa che a loro è noto, ma che solitamente non è oggetto di discussione. Mi riferisco alla disciplina interiore il cui non riuscire a dormire può condurre. Ogni situazione in cui si è malati e si deve attendere insegna infatti inequivocabilmente qualcosa. In questo senso la scuola di tutte le malattie nervose è particolarmente efficace. Nessuna scuola meglio di quella degli insonni insegna il controllo del proprio corpo e dei propri pensieri. Solo colui che necissità in prima persona di un tocco delicato è poi in grado di taccare con dolcezza e riguardo. Solo colui che nell’inesorabile silenzio di solitari momenti sia stato esposto di frequente al libero corso dei propri pensieri e poi in grado di osservare con indulgenza e ponderare amorevolmente le cose. Osservando la lora vita non è difficile riconoscere quegli uomini che hanno trascorso molte notti coricati immobili a occhi aperti. Si immagini un insonne coricato nel suo letto. Le ore trascorrono silenziose e con spaventosa lentezza, fra un rintocco della campana e l’altro si apre un vasto , nero abisso di insopportabile, interminabile durata. Quante volte abbiamo sentito correre un topo, transitare una carrozza, il ticchrttio dell’orologio, un gorgogliare di fontana, un gemito del vento, uno scricchiolare di mobili. Li abbiamo uditi senza prestarvi attenziona alcuna. Ora, invece, in questa solitudine e in questo silenzio di tomba, ci aggrappiamo ad ogni alito di vita che ci svila davanti. Il rumore della carrozza ci da pansare intensamente, facciamo una stima del suo peso e del suo modello di costruzione, della stanchezza o della potenza dei suoi cavalli, cerchiamo di indovinare il percorso e la prossima strada in cui svolterà. O il gorgoglio di una fontana! Lo sentiamo allietati come da musica soave, come un infermo ascolta il chiacchierio di un amico che è venuto a fargli visita e che porta nella sua solitudine un profumo di salute e un bagliore del mondo la fuori. Nel mormorio costante cerchiamo di distinguere un ritmo, canticchiamo sommessamente a tempo, ammutoliamo di nuovo e lo ascoltiamo proseguire da solo il suo canto. I nostri pensieri sognanti inseguono ora l’acqua che dal ruscello discende attraverso il fiume fino al mare e risalgono alla culla dell’eterno divenire, anelare e rinnovarsi. Qui, ha origine l’intreccio dell’anima e dei vaghi pensieri; la nostra vita si dispiega dinanzi a noi, e all’improvviso, nelle nostre passate esperienze finora apparse incomprensibili e confuse ai nostri occhi, si palesano leggi e connessioni. Quest’atto di ascoltare una sorgente fino ad ammirare la logica di ogni evento e a provare un sacro timoredavanti al segreto ultimo che si cela dietro la vita è un sentiero che non percorriamo mai con tale pazienza, attenzione e serietà come durante queste ore notturne accade. Tutti gli insonni hanno certamente fatto, in questo modo, di necessità virtù. Auguro loro di portare pazienza nella loro sofferenza e, ove possibile, guarigione. A tutti gli sventati, tuttavia, che vivono in modo superficiale che ostentano la loro salute, auguro che si trovino a giacere una notte senza poter prendere sonno e debbano sopportare l’affiorare della vita interiore con tutti i suoi rimproveri.
Dec. 20
|